Quanti di noi sognano di avere un viticoltore in famiglia? Poter assistere alla vendemmia, visitare le cantine, scoprire come si fa il vino, e, perchè no, avere un vino con il tuo nome? Noi di The Winefathers facciamo proprio questo: siamo il primo – e unico! – portale che permette agli appassionati di diventare “parenti” di vignaioli italiani. L’intuizione giusta mi è venuta quando mi sono imbattuto in Etsy: un portale che mette in contatto gli hobbisty con gli appassionati e permette loro di acquistare prodotti unici. Così ho pensato di fare lo stesso per il vino: mettere in relazione i piccoli vignaioli – produttori di vini eccellenti, ma che faticano a farsi conoscere – e gli appassionati che stavano scoprendo un mondo di produttori artigianali al di fuori delle grandi etichette. Ho coinvolto due amici, Luca e Alessandro. Sono rimasti entusiasti di questa possibilità. A marzo avevamo un’idea, a novembre, dopo mesi di duro lavoro abbiamo inaugurato il portale The Winefathers. Sul sito c’è una parte di vendita, ma non siamo il solito e-commerce. Potremmo definirci come una via di mezzo tra Etsy e Kickstarter – portale di crowdfunding che permette di finanziare progetti “dal basso”. Come in Kickstarter puoi sostenere un progetto e ottenere una ricompensa, su The Winefathers puoi investire nel progetto di un viticoltore: la ricostruzione di vigneti, la realizzazione di vini speciali, la riscoperta di antiche varietà di vitigni. Puoi diventare “cugino”, “zio”, “fratello” o “genitore” di un viticoltore: con quote crescenti ottieni premi sempre maggiori.  

 

Recensioni perfette o storie coinvolgenti?

Nel mondo ci sono tantissimi appassionati all’Italia e turisti eno-gastronomici alla ricerca di esperienze particolari. Sono loro gli utenti di The Winefathers. E sono catturati dalle storie, dai valori, dal rapporto con il territorio, più che dalla fama del vino o dalla recensione. Ma ovviamente ci teniamo alla qualità dei prodotti: i nostri viticoltori sono molto selezionati, sia per la qualità dei vini che producono che per le capacità di comunicazione. Devono proporre un progetto interessante ed essere in grado di parlare in inglese per tenere aggiornati i “parenti”. Per iniziare ci siamo affidati ad una nostra conoscenza, Marco Cecchini, un vignaiolo che aveva le caratteristiche giuste: buon vino e grandi doti di comunicazione. È stato lui a presentarci ad altri viticoltori. Poi con l’ottimo feedback e gli articoli sui giornali e riviste specializzate, i ruoli si sono invertiti. Non abbiamo più bisogno di cercare i vignaioli, sono loro che ci chiedono di entrare nel portale. Abbiamo messo in piedi un network di sommelier per essere sicuri della bontà e della qualità dei produttori che scegliamo.  

La start-up, un secondo lavoro

Quando l’idea di The Winefathers aveva solo pochi giorni siamo andati per la prima volta al Vinitaly – Salone internazionale del vino. Ci siamo tornati un anno dopo, quando l’idea era diventata un progetto solido. Questa volta siamo tornati in forza – con i nostri vignaioli – per presentarci ad altri viticoltori e ai potenziali utenti. In quei tre giorni ci siamo resi conto che la start-up aveva fatto un bel pezzo di strada, anche se ne dobbiamo fare ancora molta.

Per ora la start-up è un secondo lavoro, ma sogno che diventi il primo!

Ogni giorno mettiamo molta energia nella start-up, che per ora tuttavia rimane il nostro secondo lavoro. La cosa più difficile però è trovare il giusto tempo da dedicargli. Ma il nostro sogno è far decollare The Winefathers, e che in futuro diventi il primo lavoro!  

Il rapporto con la BCC

Grazie alla BCC siamo entrati in Factory Banca Manzano, spazio di co-working dove per un anno possiamo usufruire gratuitamente di un ufficio. È un’iniziativa utile per le start up: ci permette di presentarci professionalmente ai clienti e incontrare chi è interessato nel nostro progetto. Sono diventato socio della BCC proprio perchè mi piace che una banca faccia qualcosa di concreto per aiutare i giovani imprenditori.