Promuovere un’Unione bancaria più inclusiva e sostenibile migliorando il contributo delle banche comunitarie allo sviluppo locale e all’edificazione di un sistema finanziario internazionale ed europeo socialmente responsabile”. Questo il titolo del Parere, approvato in sessione plenaria dal Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE) con 206 voti favorevoli su 217, di cui è stato relatore il rappresentante delle imprese cooperative italiane, Giuseppe Guerini.

Il Parere – messo a punto anche sulla base di incontri con la DG Fisma della Commissione Europea – nasce come contributo del CESE a un progetto di Unione bancaria funzionale agli obiettivi di sviluppo sostenibile e inclusione sociale necessari ad assicurare competitività futura all’Unione europea in un contesto di molteplici sfide a livello globale, a partire da quella sanitaria. “A tale proposito – si legge –  il CESE intende portare all’attenzione l’interesse della società civile alla realizzazione di un’Unione bancaria inclusiva, diversificata e sostenibile”.  

“Affrontare il tema della regolamentazione bancaria – puntualizza il CESE – richiede un duplice impegno di memoria anche critica rispetto agli eventi che hanno condizionato progressivamente il quadro regolamentare europeo e di visione prospettica lucida su dove si vuole arrivare in futuro”.

Più in generale, si legge nel Parere, “il costante aumento delle regole bancarie a livello europeo e il loro progressivo inasprimento nel corso degli anni non è sempre riuscito a tenere conto dei diversi modelli che contribuiscono alla diversità bancaria in Europa e a sviluppare regole proporzionali e adatte anche alle banche più piccole e territoriali”.

“E’ la visione giusta quella del CESE”, ha affermato il Presidente di Federcasse, Augusto dell’Erba. Ed è urgente che Governo e  Parlamento italiani la facciano propria a Roma e a Bruxelles. Solo in tal modo Next generation UE potrà essere davvero innovativa e combattere – come la letteratura dimostra che fanno le banche mutualistiche e di comunità – le disuguaglianze economiche e di opportunità”.

Nel merito il CESE, per il quale le banche europee, – comprese le banche territoriali e cooperative giocheranno un ruolo fondamentale per la ripresa economica dopo l’emergenza dovuta al Covid- 19 a sostegno dell’economia e dell’occupazione –  ritiene che le regole bancarie approvate negli ultimi anni a livello internazionale ed europeo non hanno sempre tenuto in piena considerazione i diversi modelli che contribuiscono alla diversità bancaria”. Soprattutto in Europa dove la filosofia regolamentare adottata dal Legislatore e dalle Autorità di regolazione ha generato “un impatto significativo sulle banche più piccole e territoriali, che assumono spesso forma cooperativa soprattutto in Stati come Italia e Spagna”.

Punto centrale, secondo il CESE, il tema della proporzionalità e dell’adeguatezza nella formulazione e dell’applicazione delle norme. “Il CESE ritiene utile – si legge nel Parere – che il legislatore accresca con sollecitudine la proporzionalità strutturata e l’adeguatezza delle regole bancarie rispetto alle caratteristichedei destinatari delle stesse regole con tre obiettivi:

  •  ridurre distorsioni competitive artificiali, in quanto indotte da regole non proporzionate/adeguate rispetto alle diverse caratteristiche dei soggetti destinatari,comprese le finalità imprenditoriali che le contraddistinguono;
  • mantenere un’industria bancaria europea diversificata e, in quanto tale, più resistente a future nuove crisi finanziarie ed economiche;
  • favorire (e non ridurre) di fatto il sostegno creditizio alle piccole e medie imprese, settore chiave dell’economia in Europa.

Il Parere passa poi ad elencare puntualmente alcune proposte concrete per il recepimento delle nuove regole nel contesto normativo dell’Unione bancaria. Tra queste:

  1. Il recepimento degli Accordi di Basilea 3 plus o Basilea 4 (conclusi a dicembre 2017) sfruttando maggiormente, rispetto a quanto avvenuto per Basilea 2 e Basilea 3, i margini di interpretazione e discrezionalità a disposizione dell’Unione Europea;
  2. Il superamento dell’equazione (prevista dal regolamento 468/2014, art. 40) secondo la quale le banche “less significant” che fanno parte di un gruppo bancario “significant” diventano a loro volta “significant” pur restando, di fatto, per dimensioni, ruolo ed esposizione ai cosiddetti rischi sistemici assai modeste, con l’obiettivo di consolidare e ampliare le forme di proporzionalità strutturale introdotte nel maggio 2019 con il CRD5 e il CRR2 (cosiddetto “pacchetto bancario 2019”).

In relazione a questo punto, il CESE ritiene che la definizione di “banche piccole e non complesse” (come contenuta nella CRD5 e nel CRR2 modificati nel 2019, ovvero quelle con meno di 5 miliardi di euro di attivi)possa consentire ora un approccio sistematico e progressivo al tema della proporzionalità. La semplificazione degli obblighi per un ente piccolo e non complesso non dovrebbe limitarsi all’ambito degli obblighi informativi. Dovrebbe poter estendersi ad altri profili prudenziali e di supervisione. Ad esempio, un ente piccolo e non complesso non dovrebbe essere vigilato come ente “significant” nel caso in cui sia affiliato ad un gruppo “significant” in forza di una norma del diritto nazionale che glielo impone.

“È necessario – conclude il Parere – che le nuove normative primarie, così come le regole di vigilanza in materia di finanza sostenibile, non si trasformino in un ulteriore appesantimento degli oneri di “compliance” con conseguenti modelli di vigilanza “insostenibili” per le banche di piccole dimensioni e di forma giuridica cooperativa”. “Ciò contrasterebbe frontalmente con la necessità di accompagnare in modo inclusivo e graduale milioni di micro e piccole imprese europee e quindi decine di milioni di lavoratori nella transizione ecologica che è urgente ma che deve però essere– come affermano Commissione, Parlamento e Consiglio dell’Unione – anche giusta e inclusiva” ha commentato il presidente di Federcasse, Augusto dell’Erba.

Roma, 23 luglio 2020